lunedì 6 dicembre 2021

Riscopriamo Roger Frison-Roche

Roger Frison-Roche  (Parigi 1906 - Chamonix 1999) fu un poliedrico personaggio francese la cui attività   spaziava tra le più ampie attività legate alla sua grande passione per la montagna: fu guida alpina, la prima non originaria di Chamonix, scrittore, esploratore, giornalista e anche  maestro di sci.  Frison-Roche scrisse 35 opere che comprendono guide e romanzi alcuni dei quali sono entrati a fare parte dei classici della letteratura di montagna. Qui vorrei parlavi dei suoi tre grandi romanzi: Primo di cordata, Il ponte di neve e Ritorno alla montagna, tutti ambientati nella Chamonix del dopoguerra. I titoli originali sono: Premier de cordée, La grande crevasse, Retur à la montagne.

Di questi tre volumi certamente il primo è il più famoso. Scritto in due mesi e mezzo  nel 1941 Primo di cordata   è la storia di Pierre, figlio di Jean Servettaz  affermata guida alpina molto richiesta per le scalate sul versante francese del Monte Bianco che spera per il figlio un domani migliore di quello che la vita gli ha riservato. Il destino però dispone diversamente Jean muore in montagna ed è proprio Pierre che con alcuni amici va a recuperarne il corpo. Durante questa dura prova si riaccende l'amore per la montagna, in realtà mai spento e decide di diventare guida seguendo così la propria passione.  

In Il grande crepaccio cambiano i personaggi. Il protagonista è la guida alpina Zian e la vicenda narra del suo grande  amore per Brigitte, figlia di un barone parigino conosciuta durante una scalata.  Il loro amore  è però cotrastato dalla differenza di ceto sociale  e dalla ristretta mentalità dei chamoniardi che non vedono di buon occhio l'entrata nella comunità di "una di fuori". Quando  Zian e Brigitte capiscono che il loro amore è più forte dei pregiudizi della gente, accade un ultimo colpo di scena.

Nel terzo volume ritroviamo Brigitte e non vi diciamo molto altro per non svelare troppo de Il grande crepaccio, vi diciamo solo che la protagonista avrà modo di rendere orgogliosa della sua presenza  tutta  la  comunità di Chamonix e prendere così la sua grande rivincita. 

Ho scelto questi tre volumi perchè mi pare che ultimamente siano editi  pochi  romanzi ambientati in montagna. Inoltre sono alla costante ricerca di testi che possano interessare non solo gli appassionati di montagna, ma una cerchia più ampia di persone. Primo di Cordata, come ho detto, ha avuto fin da subito un grandissimo successo in 50 anni ne sono state vendute 3 milioni di copie, che se vi sembrano poche  risultano sempre 60.000 copie all'anno e non sono briciole.  Credo che l'ultima edizione sia quella del 2003 che è una ristampa di quella del 1995  nella collana I licheni quando era ancora edita da  Centro documentazione alpina e Vivalda. 

Gli altri due volumi sono un po' più difficili da trovare perchè hanno avuto meno successo,  ma cercando con pazienza si possono trovare nelle bancherelle di libri usati o sui siti tipo Maremagnum.it, marelibri.com, abebook.it.  De Il ponte di neve   si conoscono due edizioni  ormai anzianotte ambedue di Garzanti la prima del 1953 e la seconda dell'anno successivo, mentre per Ritorno alla montagna c'è quella del 1958 edita da Maradei a  Milano.


Da Primo di Cordata nel 1944 è stato tratto un film per il cinema  curato dalla regia di Louis Daquin con Maurice Basquet, per l'adattamento per la televisione bisogna aspettare il 1999 con il film realizzato da Pierre Antoine Hiroz e Edouard Niermans.

Anche da Il ponte di neve  nel 1966 è stato tratto un film con la regia del celebre cineasta Gerard Herzog.
Di tutti e tre i romanzi si trovano in circolazione le recenti  versioni in francese illustrata (edite negli anni 2017/2018) e basta visitare il sito www.bdfugue.com per trovarle tutte e tre al costo di  circa 15 € l'una.





giovedì 11 novembre 2021

Buon copleanno Parco Nazionale Gran Paradiso

 

Nel 2022 ricorre il centenario della fondazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il primo parco italiano e non potevamo non preparare un elenco di volumi dedicato  all'unico massiccio con punte che superano i 4000 m interamente italiano, con un occhio di riguardo al magnifico e prezioso ambiente che lo circonda. 


Vediamo allora quali testi vi posso suggerire di consultare in previsione di una futura visita nella zona del parco. Innanzitutto serve un libro che ci informi un po' sulla storia di questo parco, e la mia scelta è caduta sul volume "Il Gran Paradiso"  di Franco Fini e Gigi Mattana edito a Bologna da Zanichelli nel 1977.  Anche se sono passati in po' di anni dalla sua pubblicazione,  vi assicuro che è ancora sempre attuale nei contenuti, prendendo in esame sia il gruppo montuoso sia le  quattro valli che lo circondano sia il parco. Ed è propio il parco il primo argomento affrontato e in un'ottantina di pagine fornisce un'infarinatura di geologia, vegetazione, flora e  fauna. Gli altri capitoli  riguardano ulteriori aspetti eterogenei della zona: le miniere di Cogne, la storia alpinistica, l'inizio del turismo, alcune ricette locali, ed infine  offre  una serie di itinerari tematici raggruppati per tipo di sport.  E' un libro completo facile da trovare presso le librerie di antiquariato o sulle bancherelle dei libri usati  e il cui prezzo è molto abbordabile. 

Se c'è un volume che non deve mancare a chi vuole conoscere il parco quello è "I racconti del guardaparco" di Ezio Capello edito dalla Priuli & Verlucca. Anche questo è un volume datato: la prima edizione risale al 1974, ma ne sono state fatte tante ristampe e tre edizioni l'ultima delle quali con un aggiornamento nel 2013 edita per i tipi della Lazzaretti  di Torino. E' una raccolta di testimonianze dei guardaparco  che operavano nella parte valdostana del parco e che con occhio attento, tanta passione, e un notevole spirito di avventura  sorvegliavano che all'interno dei suoi confini  tutto si svolgesse regolarmente. Con questo volume impariamo ad apprezzare l'operato di Renzo Videsott. che fu  un grande alpinista trentino.   Tasferitosi nel dopoguerra a Torino, divenne vicepresidente del parco e si  adoperò per la sua riorganizzazione ottenendo  notevoli risultati. Questo volume piacerà senz'altro a chi è appassionato di natura e di montagna. Gli si può affiancare "Il cacciatore di stambecchi" di Louis Oreiller e Irene Borgna, del quale abbiamo già parlato in un altro post. 

Curiosando in internet abbiamo trovato altri titoli che narrano di esperienze al contatto con gli animali: "Il vecchio e l'aquila" di Marco Rolando che sono racconti ambientati a Ceresole Reale una delle valli piemontesi del Parco il volume è edito da Hever, Ivrea (TO) nel 2019. Non ultimo vi segnalo "Sultano delle nevi : una storia vera del Gran Paradiso" di Ariberto Segala edito nel 2003 da Arca edizioni. E' la storia di uno stambecco dotato di un palco eccezionale che comparve misteriosamente nel parco dove visse per 10 anni diventando il beniamino dei guardaparco.

Per i piccoli lettori  possiamo segnalare:  "In cammino tra le rocce" di Cirillo L., che è un romanzo  edito da Baima Ronchetti, Castellamonte (TO)  nel 2015,  e "Il fantasma del torrente", di Ciampa S. che parla di un'avventura nelle acque del Parco  E' edito da  Hapax, Torino 2015.

Adesso passiamo a qualche guida.

Per l'escursionista che vuole percorrere i sentieri del parco c'è solo l'imbarazzo della scelta. Uno degli ultimi editi è "Escursioni nelle valli del Gran Paradiso" di Greci Andrea, in  239 pagine sono descritti 45 itinerari  in Valgrisenche, Val di 

Rhemes, Valsavaranche e Val di Cogne edito nel 2017 da  Idea Montagna, Villa di Teolo (PD).  Come alternativa vi segnalo "Parco Nazionale Gran Paradiso : 60 imperdibili escursioni per tutti" di Palmira Orsières, Paola Verzé, Davide Zangirolami  edito a Torino da Priuli e Verlucca nel 2012. Se invece avete la possibilità di fare un trekking di più giorni, la  scelta giusta potrebbe essere "Il giro del Gran Paradiso : guida escursionistica" di  Luca Zavatta edito a Rimini da  L'escursionista nel 2020 che ha il vantaggio di avere due carte geografiche della zona. Dello stesso autore segnalo "Le Valli del Gran Paradiso e la Valgrisenche" che comprende  99 itinerari escursionistici con coordinate GPS e 2 trekking. Questo volume è stato edito nel 2003. 

Tra le guide di arrampicata, escludendo tutte quelle  più generiche che comprendono i 4000 delle Alpi,  e quella della collana Guida dei monti d'Italia che risale al 1963,  c'è "Rock paradise : arrampicate classiche, moderne e sportive nelle valli del Gran Paradiso" di  Maurizio Oviglia
Milano : Versante sud, 2000 di tutto e di più per chi ama il verticale.  Oppure in alternativa c'è "A sud del Paradiso : arrampicate classiche moderne e futuristiche nel versante piemontese del Gran Paradiso" di  Gianni Predan, Rinaldo Sartore di cui  sappiamo solo che è stato edito nel 2018.

Per ultimo, lo scialpinismo che nella zona del parco trova moltissimi itinerari.  Non si può non ricordare
"Gran Paradiso, Vanoise, Delfinato : nei giardini dello sci : 86 itinerari scialpinistici e 3 raid" di  Lorenzo Bersezio e Piero Tirone  con una pregevole  presentazione di Sylvain Saudan edito nel 1984 dal Centro Documentazione Alpina di Torino.  Una pubblicazione più recente è "Gran Paradiso" di  Jean-Baptiste Mang edito nel 2020 da Volopress . Il testo è  in frances,e ma nelle 320 pagine con belle illustrazioni siamo certi che troverete la gita che fa per voi. In biblioteca ci manca ma sarà uno dei prossimi acquisti. Per il momento vi dovrete accontentare dei due volumi di   Giulio Berutto che in
"Il Parco Nazionale del Gran Paradiso : escursioni, ascensioni, traversate, trekking " vi suggerisce ben 72 mete da raggiungere con gli sci e le pelli. 

Infine vi segnalo un libro utile per fare passare un po' di tempo quando e se vi capita di non aver proprio voglia di fare fatica : il titolo è "Il sentiero perduto".  di Unterthiner S. , edizioni Ylaios, Saint Vincent (AO), 2015. Sono splendide immagini della fauna selvatica che popola il parco.

Vi ricordiamo che la zona protetta del parco è soggetta a precise norme comportamentali, per cui chi si vuole documentare in merito può consultare il sito dedicato  all'indirizzo www.pngp.it









lunedì 9 agosto 2021

Fiori di montagna

Chi andando a fare una passeggiata in montagna non si è mai fermato ad ammirare quelle meraviglie colorate che costellano i pascoli e rocce alzi la mano. Se in origine ad attirare tra le vette i primi uomini è stata la possibilità di un incremento delle entrate economiche grazie alla vendita dei cristalli trovati dai cacciatori, di certo la botanica è stata la scienza che ha attirato di più l'attenzione di scienziati e viaggiatori o turisti  e non è passato molto tempo da quando nelle valli alpine  venivano organizzate delle narcisate, oppure  tornando a casa lungo la strada che scendeva da Alagna si trovava chi offriva mazzolini di mughetti, gigli  e altri fiori.

Ma se un neo appassionato di montagna volesse imparare a riconoscere i principali fiori alpini, a quali testi può fare riferimento? Di certo il testo scelto deve avere due caratteristiche: essere piccolo, ma non troppo e di facile consultazione. Ecco che mi viene in mente "I fiori delle Alpi" di Silvio Stefenelli, 

  edito da Priuli e Verlucca e giunto alla 3 edizione con non so quante  ristampe. La prima cosa che salta agli occhi è il bordo colorato delle pagine, utile a trovare il fiore che abbiamo davanti agli occhi partendo dal colore dei petali. La descrizione del fiore è affidata a una tabella dove mediante opportuni segni  sono evidenziate le caratteristiche di ogni specie. Ricordiamoci però che, specialmente per quel che riguarda il colore, sono moltissime le varianti dovute ai fattori abientali, e non sempre il blu è blu, ma a volte vira un po' sul viola, e il rosso è un po' più sbiadito quasi a diventare un rosa scuro, mentre il giallo a fine fioritura può essere quasi bianco... Comunque possiamo andare sul sicuro, perchè Silvio Stefenelli è stato per anni direttore del Giardino Alpino Paradisia a Valnontey vicino a Cogne.

Se invece non siete proprio alle prime armi ed avete voglia di impegnarvi di più e volete divertirvi scoprendo poco a poco il fiore che avete davanti, vi può essere d'aiuto la parte sistematica che operando una selezione partendo dalle caratteristiche più evidenti vi porta viavia a considerare quelle più specifiche fino a ragiungere con certezza all'indentificazione del fiore. Questo volume con le sue 752 pagine più 236 di tavole che contengono i
892 disegni di fiori, non è certo molto maneggevole, ma è un piccolo inconveniente se si pensa all'aiuto che ci può dare per identificare un fiore che ci ha incuriosito.  Si tratta di La nostra flora di G. Dalla Fior, edito da G.B. Monauni di Trento. Nel lontano 1985 è stata data alle stampe la 3 ristampa della 3 edizione, ma è sempre attuale in quanto cosa sono mai 36 anni di fronte all'età della vegetazione?

Vi ricordo inoltre che i fiori in montagna non si toccano. A questo proposito sottolineo che ogni regione  ha il suo elenco di specie protette, ed anche a livello nazionale si possono trovare testi che riportano i nomi delle specie protette. E' sempre meglio informarsi prima, perchè riuscire a identificare un fiore raro che non ci aspettavamo di trovare ci regala una forte emozione. 



Per chi invece vuole portarsi nello zaino  un testo con tante foto, un libretto che sia molto maneggevole e di minimo ingombro  la casa editrice Athesia di Bolzano aveva creato una serie di piccoli volumi di 15x10,5 cm che non solo comprende i fiori nei vari ambienti ma anche funghi, uccelli, animali, e tutto quanto può servire ad un naturalista in erba per identificare ciò che ha destato il suo interesse. Sono edizioni un po' datate ma facilmente reperibili nei mercatini dell'usato a un prezzo molto accessibile.

Ai più tecnologici vorrei segnalare che ci sono anche parecchie app per cellulari che sono utili all'identificazione dei fiori, ma è indispensabile avere una connessione internet, e sappiamo tutti che nelle terre alte non sempre è possibile. Allora suggerisco fotografate, fotografate fotografate: le foglie, i fiori, l'ambiante, e rimandate l'identificazione del soggetto una volta tornati a casa, anche se ci sono parecchie specie che non hanno bisogno di una guida per esere riconosciute: la stella alpina, il rododentro, la genziana, il silene, il botton d'oro, l'arnica, la rosa canina, l'anemone e molte altre sono praticamente impossibili da confondere con altre. 

Volendo approfondire la conoscenza dei fiori, nell'ambito dei testi universitari ci sono altri volumi tipo il Flora alpina con autore David Aeschimann, Konrad Lauber, Daniel Martin Mosere Jean Paul Theurillat edito da Zanichelli nel 2004 che sono il non plus ultra della flora delle Alpi. Si tratta di tre volumi in cofanetto di cartone per un tot. di 2600 pagine . Lì trovate tutto ma proprio tutto ciò che fiorisce nelle Alpi. e di ogni fiore è descritto l'areale dove si può trovare i nomi in latino e tutte le informazioni che sono utili allo studioso.  Questi volumi  sono studiati per un uso approfondito e forse sono un po eccessivi per l'escursionista che si affaccia alla botanica alpina per solo diletto personale perchè il loro prezzoche sfiora i 200 €  è piuttosto alto.
 


E poi, per chi è in Valsesia, ma non solo per loro, ci sono i libri di Mario Soster, il Botanico per eccellenza che ha regalato a lettori, studiosi ed appassionati, decine di libri con splendide fotografie di fiori e paesaggi valsesiani. Basta andare in una qualsiasi libreria della valle per trovare i risultati del suo amore sconfinato per la natura, la fotografia e la Valsesia. Alcuni sono in vendita anche su Amazon e Ibs.

Quello che vedete qui a lato è un volume di grande formato, e se da una parte non è maneggevole portarselo dietro durante le escursioni, ha l'indiscusso pregio che presentando foto a piena pagina, offre al lettore il sicuro vantaggio di osservare i fiori nei minimi dettagli. Sono 205 le specie descritte suddivise a seconda dell'abitat in cui si trovano. Un lavoro eccellente. Edito dal Parco Naturale Alta Valsesia nel 2004 non è certamente l'ultima fatica di Soster,ed è senz'altro un aiuto tra i più preziosi per identificare il fiore che abbiamo davanti.

martedì 15 dicembre 2020

Andar con le ciaspole

Dopo il libro sui sentieri di Finale ci vuole qualche suggerimento su itinerari dove andar con le ciaspole. o con gli sci e le pelli che sono due sport più consoni al periodo invernale, e, siccome sono di parte, iniziamo con qualcosa sugli itinerari situati nel Piemonte del nord.
L'Ossola è una zona molto adatta per questi sport e con le sue valli laterali offre itinerari per tutti i gusti. Sono 79 quelli descritti  nella prima edizione   nella guida "Tracce bianche : con le ciaspole e gli sci dal lago Maggiore al Monte Rosa. 79 gite brevi" di Erminio Ferrari e Alberto Paleari. pubblicata nel 2013 da MonteRosa Edizioni. Di particolare c'è che sono riportati i gradi di apprezzamento degli itinerari fatti sia con  le ciaspole sia con gli sci lasciando al lettore  la decisone ultima su  cosa utilizzare  per la progressione, perchè ci sono itinerari che sono da percorrere assolutamente con le ciaspole ed altri dove ci si diverte di più con gli sci. Leggendo le prime pagine  scopriamo subito che il libro è molto simpatico, perchè mette ambedue gli sport, camminare con le ciaspole e lo scialpinismo, sullo stesso piano relegando la scelta dei mezzi al gusto ed alle capacità personali.  E' simpatico anche perchè le gite elencate non sono percorribili solo da superman delle nevi, e lo dice il titolo stesso: 79 gite brevi, quindi accessibili anche da chi è senza allenamento, da chi ha poche ore a disposizione e da chi vuole fare lunghe soste per godersi il paesaggio e magari tornare a casa con la luce della luna. All'inizio le gite descritte  dovevano avere un dislivello contenuto fissato ad un massimo di 1000 m, ma poi, come le ciliege,  una gita tira l'altra e per non escluderne alcune di poco più lunghe ma facili, o altre particolarmente belle, ne sono state aggiunte ulteriori 22 di cui solo 6  superano i 1200 m ma tutte hanno  in comune  il fatto di  svolgersi in ambienti spettacolari. La guida comprende il territorio che va dalle montagne del lago Maggiore con mete frequentate come il Limidario fino alla zona del Mottarone con punte tipo il Monte Falò, dove, se in questi ultimi inverni è difficile trovare abbondante innevamento, lo stupendo panorama sul Monte Rosa e sulle Alpi Pennine, Lepontine  e Retiche  nonchè sulla pianura, compensa ampiamente il dover togliere e rimettere le ciaspole per superare gli eventuali tratti senza neve.
Poi si risale la valle Strona sopra Omegna, dove vengono descritti gli itinerari più classici come il Massone, il Cerano con altri forse meno battuti come il Capezzone o la cima di Ravinella. In valle Anzasca forse sarà difficile trovare un innevamento idoneo per salire al Pizzetto sopra Bannio a causa della sua bassa quota, ma risalendo la valle troveremo senz'altro percorsi  più innevati come il Torrione di Rosareccio o il Pizzo d'Antigine.  Valle dopo valle in ognuna troviamo una scelta di itinerari  fino ad arrivare lassù verso il passo di San Giacomo, in cima alla val Formazza, paradiso per eccellenza degli sport invernali, frequentato tutti gli anni da migliaia di scialpinisti e ciaspolatori. Nella guida non poteva certo mancare la bella Valle Vigezzo  presentata con 7 itinerari tra i quali il Pizzo Ruggia dove alla salita con le ciaspole vengono date tre stelle, mentre ce n'è solo una per quella con gli sci.

Nel  2015 è stata pubblicata una seconda edizione che comprende 87 gite. La nota dolente è che ambedue le edizioni non sono più presenti nel catalogo della Monte Rosa Edizioni, ma, nell'attesa che arrivi presto  una terza edizione, speriamo siano ancora reperibili presso qualche libreria della zona, altrimenti potete venire in biblioteca a prendere in prestito la guida 

Un'ultima cosa. Nella guida non ci sono cartine, neanche un piccolo riquadro che riporti almeno le creste principali, gli alpeggi e le punte, quindi è indispensabile avere una carta topografica almeno in scala 1:25.000 

 

 

Anche Cesare Re ha dato il proprio personale contributo all'andare con le ciaspole. La sua guida si intitola  "Con le ciaspole in Valsesia, Ossola, Centovalli, Sempione"  Edizioni Macchione 2009.
Per le gite qui descritte  è necessaria un po' più di esperienza, non che siano difficili, ma sono descritte un po' sommariamente, come succede spesso nelle guide di questa casa editrice. Per contro vengono fornite parecchie informazioni sulle caratteristiche della zona. E' forse l'unica guida che riporti alcuni  itinerari da fare con le ciaspole in Valsesia. Al di fuori della mia valle  comprende anche alcune gite che si possono fare in inverno su terreno senza neve, come gli Orridi di Uriezzo, o l'itinerario n. 34 che fornisce info utili per un giro sul treno delle Centovalli.  Sono 40 gli itinerari compresi nel volume di 151 pagine dove le molte e bellissime fotografie fanno venire voglia di partire subito. 9 di questi itinerari sono dedicati alla Valsesia, una valle che offre senz'altro di più, ma che bisogna scoprire poco a poco, 7 all'alpe Devero, 6 alla val Vigezzo, gli altri sono sparpagliati tra le rimanenti valli dell'Ossola. Parecchi sono riportati anche sulla guida descritta più sopra, ma non tutti.E' una guida utile per scoprire una zona nuova, per via delle informazioni sommarie come sottolineato più sopra. Anche qui mancano riquadri con riferimenti topografici e perciò diventa ancor più indispensabile munirsi di una buona carta topografica.

martedì 8 dicembre 2020

Sentieri di Finale

Ma insomma perchè un libro di camminate in Liguria quando in giro c'è tanta neve? Perchè non recensire una delle tante guide con itinerari da fare con le racchette da neve o con gli sci da scialpinismo? Semplicemente perchè ci sono persone che d'inverno vanno a Finale ad arrampicare in compagnia di amici che non arrampicano e questi ultimi  magari si annoiano un po' perchè non sanno dove andare.
La mia ultima esperienza di escursione in Liguria, propio nella zona di Finale non è stata delle migliori. Vi basti sapere che ci siamo trovati in cinque (noi due e altri sconosciuti coi quali abbiamo fatto gruppo)  in un bosco e nessuno sapeva dove andare: c'erano tre sentieri, ma nessuna indicazione sulla destinazione. Poi è arrivata una ragazza quasi alla disperazione che, pur avendo in mano un foglio con un itinerario scaricato da internet, ripeteva di non sapere la propria posizione. Nonostante le nostre due cartine e la guida (vecchiotta, a dire il vero) tra tutti non riuscivamo a capire dove eravamo perchè  c'erano i tre sentieri su menzionati ma la conformazione del terreno non corrispondeva a quanto riportato ne' sulle carte nè sulla guida. Non basta vedere i sentieri, bisogna anche sapere dove conducono, e in questo la lacuna delle info sul luogo era gigante. Comunque alla fine tutti sono arrivati alle mete prefisse.
Molto ben attrezzati per giri in MTB, per l'escursionismo c'era ancora molto da fare, ma visto che dalla
nostra esperienza sono passati alcuni anni, sono certa che le lacune sono state colmate.

Ho scelto la guida "Sentieri di Finale: 45 itinerari per camminare e correre tra Borgio Verezzi, Finale Ligure e Noli" di Marco Tomassini, edizioni Versante Sud, 2013, propio per la vicinanza dei sentieri alle principali pareti di arrampicata, e poi anche perchè gli itinerari proposti si prestano benissimo alla corsa in montagna come testimoniato nelle tante belle foto che corredano il testo.
Questa guida è un piccolo gioiello perchè approfondisce molte caratteristiche di ogni itinerario: oltre alle consuete info tipo lunghezza, dislivello, tempo di percorrenza e difficoltà, molto importante è il segnalare la presenza di acqua lungo il percorso e le indicazioni per muoversi con i mezzi pubblici senza problemi di posteggio e, informazione non meno preziosa delle altre, la qualità del segnale per il cellulare, indispensabile in caso di emergenza. Nella descrizione  dei percorsi troviamo appositi riquadri  dedicati  agli edifici  storici e religiosi che si incontrano per via.


Aprendo a caso la guida mi sono imbattuta nell'itinerario n. 20 che descrive l'anello dei Frati che passa dalla bella Grotta dell'Edera la cui stanza superiore presenta un'apertura sul soffitto e dal castello bizantino di Finale chiamato Castrum Perticae con partenza ed arrivo presso un agriturismo. L'intero percorso richiede due ore e mezza per 500 m di dislivello e si svolge interamente su sterrato.
C'è anche la descrizione della traversata di Capo Noli da Verigotti a Noli, talmente famosa da non avere bisogno di ulteriori note introduttive. Per chi invece cerca qualcosa di un po' più difficile ecco l'anello Rialto-Miniere d'argento del Marchesato: 960 m di dislivello con difficoltà EE  e 6 h di percorrenza. La difficoltà è dovuta al fatto che il sentiero di discesa scelto per il rientro e quello della deviazione necessaria per arrivare alle miniere sono scarsamente visibili.
Infine per chi volesse fare un salto nel passato ecco la traversata da Finalborgo a Varigotti. In 11 km e 600 m di dislivello in salita e altrettanti in discesa,  si attraversano quattro tipici borghi di mezzacosta risalenti al medioevo (Monticello, Lacremà, Verzi e La Selva) che offrono uno spaccato sulle caratteristiche dell'entroterra finalese. Se poi invece delle 2 ore e mezza previste per la camminata se ne impiegano di più, vuol solo dire che si è approfittato della passegiata per curiosare tra le tipiche case dei quattro borghi.
Tutti gli itinerari sono  corredati di una dettagliata cartina dove sono posizionati i punti più caratteristici  riportati nelle descrizioni dei percorsi. Belle e sinificative le fotografie che illustrano gli itinerari: panorami sconfinati sul mare e sull'entroterra, bellissimi boschi, vedute di paesi, tratti di strade sterrate, di sentieri... C'è di tutto in queste foto che hanno una cosa in comune: fanno venire voglia di andare a fare un giro da quelle parti, anche se necessita aspettare tempi migliori. La quasi totalità degli itinerari è percorribile tutto l'anno, e quindi non mi resta che augurarvi  buone passeggiate.

Infine una notizia che farà comodo ad alcuni. Su issuu.com è possibile scaricare le prime 21 pagine del libro, così ci si può fare un'idea di come è fatta questa guida.

martedì 24 novembre 2020

Tre album di foto sulla val Mastallone.

Le antiche foto attirano sempre la curiosità di molte persone ed anche quelle che sono frutto del reportage di viaggio che Ugolino Fadilla, alias Adolfo Guallino, ha fatto partendo da Varallo fino a Macugnaga non sono da meno. Siamo quasi alla fine del XIX° secolo, e il Club alpino italiano,  che allora aveva sede a Torino, aveva indetto in collaborazione col Circolo dilettanti fotografi un concorso fotografico al quale parteciparono grandi nomi dell'alpinismo come Vittorio Sella, Guido Rey, e della fotografia come Vittorio Besso. Il concorso mirava all'allestimento di una grande esposizione fotografica che avvenne poi nel 1893. Tra i 28 espositori presenti nell'elenco ufficiale Adolfo Guallino non compare e nemmeno Ugolino Fadilla, ma quest'ultimo nome è presente nella relazione dell'evento comparsa su “La rivista mensile del Cai” n. 3 del 1893.  Qui è riportato che il Fadilla fu premiato con una medaglia d'oro nella categoria dilettanti, ottenuta unitamente ad una menzione speciale. Il premio gli fu assegnato dal Comitato per l’Esposizione  del Circolo dilettanti fotografi che aveva organizzato la mostra nei propri locali. Non si sa chi scelse l'editore per pubblicare le sue foto, che sappiamo furono stampate in tre volumi più un indice di didascalie  nel 1893 a Torino presso la Stamperia Reale Paravia,  la stessa che in quegli anni curava le pubblicazioni del Cai. Durante il lavoro di riordino della biblioteca sezionale mi sono trovata tra le mani l'opuscolo delle didascalie (sono 8 pagine compresa la copertina) e l'elenco delle 123 vedute mi ha incuriosito non poco. Dei tre volumi nella nostra biblioteca non c'è traccia, probabilmente sono scomparsi negli anni bui della sezione successivi alla seconda guerra mondiale, quando il materiale in uscita dalla biblioteca non era soggetto ad alcun controllo. Ho anche cercato sui principali data base di libri di antiquariato e non ne ho trovato traccia, e nemmeno nel mitico Perret (bibliografia di letteratura di montagna dai primi scritti fino al 1997) per cui si può ipotizzare  che ne siano state stampate poche copie e che chi ce l'ha se lo tenga ben stretto.  Quindi è stato con viva sorpresa che ho saputo dalle pagine del Corriere Valsesiano della presenza presso il comune di Fobello di tre album contenenti le fotografie originali scattate dal Fadilla durante il suo viaggio. Poi grazie all'architetto Enrica Ballarè, venuta in biblioteca a cercare materiale utile per la stesura dei testi, ho saputo che le foto, debitamente restaurate e digitalizzate, sarebbero state pubblicate in un libro, e così, finalmente, avrei potuto associare un luogo preciso ad ogni didascalia dell'opuscolo.


Il risultato è stato una sorpresa perché si è ottenuto un volume  molto ricco di contenuti, come ci rivela il titolo: “Da Varallo a Macugnaga passando per Fobello e Baranca. 1887-1888. Le fotografie di Ugolino Fadilla. Considerazioni di un meraviglioso viaggio alpino” a cura di Enrica Ballarè. Le considerazioni menzionate spaziano dalla tecnica fotografica utilizzata all'epoca per scattare le foto, all'analisi di come si svolgeva la vita quotidiana e quali erano le tradizioni nella val Mastallone di fine 800,  a come era l'andare tra i monti  e ai cambiamenti nel paesaggio avvenuti in seguito ad interventi antropologici  e naturali   a partire dagli anni in cui si è svolto il viaggio del Fadilla  fino ai giorni nostri. Per questi testi l'architetto  Ballarè  si è avvalsa della collaborazione di uno staff di studiosi  come Daniele Regis, Marco Negri, Enrico Rizzetti, Marco Giardino, Gianni Mortara, ognuno dei quali ha trattato precisi argomenti legati al periodo e ai luoghi riprodotti negli album. Le molte foto del Fadilla utilizzate per integrare questi testi, mettono in risalto alcuni particolari che  nel catalogo iconografico che conclude la pubblicazione, sfuggono all'occhio dei meno attenti solo perché stampate più piccole. Ma c'è molto da osservare, anche perché se sull’opuscolo presente in biblioteca le didascalie sono 123, nei tre album di Fobello le foto sono 235, segno evidente che qui sono compresi tutti gli scatti fatti durante il viaggio e non solo una selezione come risultava dall’opuscolo. Ecco allora che vediamo lo Stabilimento idroterapico di Varallo in fase di costruzione, il Piano delle Fate con il sentiero che sale verso Brugaro,  i tetti di paglia di due case alla Ferrera e la galleria scavata nella roccia poco prima dell'abitato, la segheria al Gulotto di Fobello, il lago di Baranca e l'albergo Alpino, e poi ritratti e  scene rubate alla vita quotidiana degli abitanti in ogni località della valle. Le foto non sono limitate al territorio di Fobello ma l'autore ha fatto anche brevi visite a Rimella, ove ha immortalato la chiesa della Madonna del Rumore, la frazione Grondo, e altre vedute. Tornato a Fobello è salito fino a  Cervatto  dove ha immortalato il paese col suo castello recandosi poi fino a villa Banfi.  L'ultima foto della zona di Fobello è scattata al Col d'Egua, poi più nulla fino a Pecetto di Macugnaga, dove gli scatti  del Fadilla si sono sparpagliati tra le case walser e i dintorni. Qualche foto riprende il torrente Tombach che attraversa Macugnaga, in piena. E' forse da attribuire al brutto tempo la mancanza di foto nel percorso tra il Col d'Egua e Pecetto? Possibile che Carcoforo e l'alta val Quarazza non gli abbiano suscitato nessuna ispirazione? Non lo sapremo mai. Arrivato a Macugnaga, il Fadilla ha documentato molto bene l'ascensione  al Nuovo Weissthor  e su alcune foto si vede anche il nuovo rifugio che la nostra sezione e la sezione Ossolana del Cai avevano costruito nel 1891.  Non mi quadra la data della costruzione  del rifugio con quella del viaggio, ma credo che il Fadilla  sia tornato a Macugnaga in un secondo momento ed abbia aggiunto solo successivamente queste foto: non è un problema importante. L'importante è avere questa stupenda documentazione fotografica, che ci apre una finestra su com'erano la  val Mastallone e Macugnaga 130 anni fa. E più importante ancora è che il comune di Fobello come promotore, il Lions Club come editore, e gli autori abbiamo avuto la splendida idea di fare in modo che tutti avessero la possibilità di giovarsi del frutto del lavoro  di un fotografo “dilettante”, (che, a giudicare dal risultato ottenuto, tanto  dilettante non era), ma che si è rivelato un viaggiatore molto attento a tutto quanto lo circondava.

 

martedì 17 novembre 2020

Romanzo sul futuro.

 Riprendiamo dopo una pausa estiva la pubblicazione delle recensioni di libri sulla montagna. 

Il tema scelto, lo sviluppo turistico in montagna, è un argomento molto delicato e da decenni divide le persone che amano la montagna in due fazioni opposte che si possono riassumere con Pro e Contro il turismo di massa. Lungi dal ritenere di avere in tasca  la soluzione al dilemma, vorrei provare seppur alla lontana, ad affrontare  l'argomento.
Vivendo in un piccolo paesino di montagna, so quali sono le difficoltà che si affrontano quotidianamente per vivere a 1200 m di quota. Recarsi al lavoro a più di 25 km di distanza e a circa 700 m di quota più in basso impone levatacce mattutine che possono essere peggiorate solo dal fatto che in inverno a casa nevica e al lavoro piove e quindi ci si deve alzare ancor prima del solito per spalare la neve ed arrivare all'auto per poi  mettersi in strada e non sapere se si arriva a destinazione perchè magari una valanga ha interrotto il transito.  A rendere più difficili le cose ci sono anche l'isolamento forzato, la luce che va via a causa di una pianta caduta sui fili e la consapevolezza che pure d'estate sono sempre 20  i km che bisogna percorrere per arrivare alla farmacia, al supermercato, all'edicola, al negozio di scarpe, al cinema  e a tutto il resto. I servizi  mancano e  gli asili e la scuola sono sempre ai classici 20 km di distanza.  No, non è facile vivere in montagna. Ma se si vuole il contatto con la natura, con aria e acqua pulite, se si vuole fare una camminata tra pascoli e boschi senza utilizzare l'auto neanche per fare un km, se si vogliono i paesaggi incontaminati, se si vuole vivere in un ambiente dove, quando  hai bisogno di aiuto, tutti si fanno avanti, anche chi non ti parla da anni, e sopratutto se si vuole vivere dove rimane il cuore tra un fine settimana e l'altro e si è consapevoli dei disagi ai quali si va incontro, allora la vita in montagna, per lo meno su alcune montagne,  è quel che fa per noi. Poi c'è l'altra  montagna, quella che è talmente sfruttata turisticamente, tanto da diventare una sorta di città in quota in continua espansione, perdendo gran parte della poesia del viverci, ma dove la vita è un po' più facile perchè tutto è a portata di mano. A guardare un po' più lontano dal proprio proverbiale naso, c'è da porsi due  domande. La primariguarda il  come andrà a finire nei centri alpini quando non si sarà più posto per nuovi impianti, nuovi alberghi e nuove case? Forse c'è un momento in cui gli amministratori di questi comuni devono avere il coraggio di dire BASTA!! Basta a nuovi impianti, alle nuove case, ai nuovi alberghi, ai nuovi negozi, all'eterna rincorsa dell' "Io, centro turistico, offro a chi viene da me una cosa che tu, altro centro turistico, non hai!"  Però non conosco nessun posto dove finora sia stato pronunciato questo basta, e  la corsa continua. La seconda domanda è sul come saranno invece  i piccoli paesi che vivono solo delle proprie risorse e non hanno, o non vogliono avere, ricchezze territoriali da sfruttare a favore del turismo di massa? Io credo che posti come Cervinia, Madonna di Campiglio, Courmayeur, e i tantissimi altri centri alpini famosi,  non avendo il coraggio di dire quel basta menzionato prima, tra cento anni saranno ancora pronti ad ospitare le folle di turisti, mentre i  piccoli paesini, come quello dove abito,  che attualmente vivono un turismo di nicchia limitato a poche persone, magari emigranti che tornano sul suolo natio per le vacanze,  tra un secolo, ma anche meno, nella migliore delle ipotesi saranno abitati solo d'estate, o magari addirittura spopolati.

Tutta questa premessa per introdurre l'ultima fatica di Marco Sartori dal titolo Il mistero della montagna edito da Spunto Editori nel 2014. 


Ambientato nella Val Grande di Lanzo e più precisamente a Chialamberto negli anni 70 del secolo scorso, è un romanzo che ha tutti i personaggi del caso: c'è Arnaldo Defendini, ingegnere e imprenditore di successo che vuole portare il turismo invernale nel comune e che sogna la costruzione di piste da sci e di un abergo, il tutto con la speranza di riempire di denaro non solo le tasche degli abitanti della valle, ma anche, e sopratutto, le proprie; c'è Aurora la segretaria totalmente spaesata nell'ambiente naturale che si presta agli incarichi più strani per evitare un ipotetico licenziamento, ci sono il sindaco favorevole al cambiamento  e i compaesani tra i quali c'è anche chi non è convinto; c'è  l'oste che fatica a tirare avanti con l'unico albergo del paese diventato fatiscente e che spera in una ritrutturazione. C'è anche Findalo un ragazzo, quasi un folletto, che abita nei boschi della valle e li conosce alla perfezione,  personaggio un po' misterioso un po' fantastico che alla fine riuscirà a sistemare le cose; e infine c'è la Signora della montagna, che dona un che di magico a tutta la storia.

Sono 251 pagine dalla lettura molto piacevole che ricordano, seppure in maniera molto blanda, il dilemma che alcune località di montagna hanno dovuto affrontare in passato, quando  propio quella neve che fino al giorno prima li isolava dal mondo,  li avrebbe proiettati verso un domani dalla vita più facile, combattendo, almeno in parte, lo spopolamento del paese ma al prezzo altissimo della perdita della propria identità fatta di  antichi valori e centenarie tradizioni. 

Una cosa però non l'ho capita ed è il particolare rgiuardo che l'autore ha riservato a Defendini scrivendo sempre ingegnere con la i maiuscola, mentre segretaria, personaggio senz'altro più simpatico è sempre scritto minuscolo. Che sia un errore di battitura sfuggito al correttore di bozze o  fatto apposta per sottolineare l'importanza di un personaggio arrogante, ambizioso e senza scrupoli?

venerdì 4 settembre 2020

E' buio sul ghiacciaio

Per andare in montagna si possono scegliere vari modi. a seconda di quanto ci teniamo a raggiungere una punta. Se si hanno soldi, si può arrivare a spendere varie decine di migliaia di euro per scalare l'Everest come alcuni  fanno oggi, altrimenti nel 1952  si poteva decidere di partire in bicicletta e dopo aver pedalato per 240 km, fare la salita in prima solitaria della via aperta da Cassin sulla parete nord-est del Pizzo Badile in sole 4 ore, quando una cordata normale  ci  impiegava 3 o 4 giorni, e inforcare nuovamente la bicicletta per tornare a casa,  per poi addormentarsi pedalando e  svegliarsi pochi secondi dopo al contatto delle gelide acque dell'Inn. Questo singolare episodio, la dice lunga sulla tenacia con la quale Hermann Buhl scalava le montagne.
Nato nel 1924 a Innsbruck è riconosciuto come uno dei più grandi alpinisti dell'epoca.Ultimo di 4 fratelli dopo la morte della madre, a quattro anni fu mandato in orfanatrofio. Accolto dalla famiglia di una zia,  nonostante avesse un fisico gracile, iniziò nel 1930 a fare le prime escursioni in montagna e nel 1939 si iscrisse al Club Alpino Austriaco. Iniziò a fare escursioni sempre più impegnative, rinforzando contemporaneamente il fisico arrivando presto a fare ascensioni su roccia del VI grado di difficoltà, finchè nel 1940 divenne guida alpina realizzando uno dei suoi sogni. 

Da quel momento la sua attività alpinistica fu tutta un successo dopo l'altro, al punto che nel 1953 fu chiamato a fare parte della spedizione tedesca al Nanga Parbat. Hermann iniziò a tenere un diario di questa incredibile esperienza che il 3 luglio  lo vide raggiungere in solitaria gli 8125 m  della vetta.
L'anno dopo usciva la prima edizione di E' buio sul ghiacciaio, nel quale era descritto il suo approccio alla montagna, le prime scalate, le prime conquiste e che divenne subito un classico della letteratura alpinistica.
Nel 1957  partecipò a una seconda spedizione che lo portò in vetta al Broad Peack. Pochi giorni dopo tentò la salita del Chogolisa con Diemberger, ma il  destino aveva deciso che Hermann non sarebbe mai tornato da questa montagna: morì il 27 luglio precipitando a causa della rottura di una cornice intanto che  rientravano all'ultimo campo dopo avere rinunciato alla salita a causa del maltempo. Su suggerimento di Hermann stesso si erano slegati in salita intorno a 7000 m di quota. era una bellissima giornata e Buhl era in perfetta forma. Come a volte succedein altissima quota, un repentino cambio di tempo rese impossibile proseguire la salita, imponendo il rientro durante il quale avvenne la tragedia.
Anche durante questa spedizione Buhl tenne un accurato resoconto.  La trascrizione integrale di entrambi i suoi diari  avvenne solo cinquanta anni dopo, grazie all'interessamento di Kurt Diemberger, suo ultimo compagno di cordata, e Hans Kammerlander. Grazie aDiemberger  la vedova di Hermann recuperò i diari del marito, e una un anno dopo il tragico incidente una spedizione giapponese ritrovò un ulteriore diario che venne consegnato alla vedova.

In questo volume sono racchiuse alcune tra le più belle pagine di storia. All'epoca di Hermann Buhl essere chiamati a partecipare a una spedizione in Himalaya  un onore riservato a pochissimi. Bisognava essere forti alpinisti, il costo del viaggio era  alto e poche, se non nulle, erano le informazioni che riguardavano i territori attraversati; anche le salite erano delle incognite sia come terreno che come difficoltà;  erano un espressione di conquista non solo di vette inviolate ma anche della scoperta dei limiti umani, perchè poco si sapeva degli adattamenti dell'uomo alle grandi quote. Anche l'attrezzatura in dotazione agli alpinisti, pur essendo la migliore in commercio, era ben lontana da quella in uso anche solo pochi decenni più tardi. 

La foto di copertina è il ritratto di Buhl ad opera di Fritz Aumann presa durante la salita al Nanga Parbat.



mercoledì 20 maggio 2020

Due libri... strani ma attuali

In questi tempi di covid 19 la nostra vita ha subito quasi ogni genere di cambiamenti: le dimostrazioni di affetto al di fuori dell'ambito familiare sono diventate inesistenti, non possiamo più uscire di casa se
non per acquistare beni primaria  necessità o recarci in farmacia o per andare al lavoro. Anche se la situazione è un po' cambiata in questi ultimi giorni, la nostra libertà è comunque messa a dura prova.  Tutto questo mi ha fatto venire in mente due libri che ho letto tempo fa e che in qualche modo rispecchiano alcuni aspetti  della situazione che stiamo vivendo in questi ultimi mesi.

Il primo si intitola La parete  la cui prima edizione tedesca, dal teutonico titolo Die Wand,  risale al 1968. L'autrice, Marlene Haushofer, di origini austriache, racconta le vicissitudini di una donna che è invitata da una coppia di amici a trascorrere qualche rilassante giorno di vacanza in uno chalet di caccia situato in una imprecisata radura in un'altrettanto imprecisata zona di montagna. Tutto ciò che si sa è che appena arrivati allo chalet la coppia di amici si reca nel paese vicino per fare acquisti lasciando la loro amica in compagnia di Lince, il loro segugio bernese. Passano le ore ma la coppia non fa ritorno. Durante la notte lo chalet rimane isolato dal resto del mondo da una misteriosa parete invisibile sorta all'improvviso. Qui comincia il racconto, sotto forma di diario, della protagonista che, resasi finalmente conto di essere sola,  vede che proprio quella parete che l'ha isolata  da tutto, le ha preservato  la vita, perchè oltre la trasparente barriera sembra  che il tempo si sia fermato: tutto è immobile come se fosse scandito in un interminabile e infinito secondo.  Deve perciò industriarsi a risolvere i problemi a cui va inevitabilmente incontro, primo tra tutti come sopravvivere. Lo potrà fare solo grazie alle poche nozioni che, negli anni trascorsi nell'agiatezza,  aveva  dimenticato ed all'aiuto dei suggerimenti riportati su un vecchio calendario attaccato a un muro. Quella che l'aspetta è una  vita nuova, che la porterà ad avere una nuova conoscenza di sè, e che segnerà l'inizio di una lenta rinascita scandita dai ritmi della natura che la circonda e che l'aiuterà ad affrontare un futuro ricco di incognite, in compagnia di un cane, due gatti.  In una baita trova una mucca incinta,  diventa pastora e veterinaria, si inventa agricoltore, perchè riesce a piantare alcuni semi e alcune patate grazie alle quali riuscirà a sfamarsi in futuro; si inventa esploratore, perchè vuole capire quanto è estesa questa parete invisibile. Nel frattempo la primavera si è trasformata in estate e poi in autunno e bisogna preparasi per l'inverno che porterà un grande colpo di scena.
La protagonista termina la stesura del diario a causa di un banale problema: ha finito la carta sulla quale scrivere i propri pensieri, e con questo finale Marlen ci ha fatto un dono immenso, un dono che pochissimi autori fanno ai propri lettori.  Ognuno di noi può scegliere il finale che preferisce, quello che gli è più congegnale, quello che gli suggerisce la fantasia, quello che non delude mai, tutti andranno comunque bene.
Nel 2012 dal libro è stato tratto anche un film dal titolo Die Wand  interpretato da Martina Gedek e diretto da Julian Polsler. Nello stesso anno il film ha vinto parecchi premi tra i quali quello della giuria ecumenica al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Edito per la prima volta in italia nel 1989 il libro cartaceo nel 2018 è giunto alla  settima ristampa. E' disponibile anche nel formato ebook sia per kindle sia per kobo e tolino.



La parete di Marlene Haushofer, Roma: Edizioni E/O, 2010

Il secondo volume è ambientato tra le Alpi Veglia e Devero. Il titolo Fuggire all'alpe rispecchia all'apparenza il sogno  che molte persone appassionate di montagna e desiderose di vivere tra la natura, vorrebbero realizzare, ma che, per i più svariati motivi, non possono attuare. Tra gli appassionati di montagna, lanci la prima pietra chi nella vita non ha pensato almeno una volta di mollare tutto e andare a vivere in un piccolo paesino tra i monti, in sintonia con la natura, lontano dalla vita frenetica stressante e caotica che offre la città. In questo libro quel che cambia, quel che non è preso in considerazione nella realtà,  è il motivo per cui questa decisione viene presa dai protagonisti. La fuga è da una città caotica e violenta al limite della guerra civile dove vivere è diventato impossibile, una città dove l'anarchia la fa da padrone verso un luogo conosciuto per averci passato le vacanze in tempi più tranquilli. Se una volta si lasciava la montagna per recarsi in città verso un futuro fatto di posti di lavoro sicuri e di una vita più agiata, in queste pagine è una profonda crisi energetica, unita al pericolo vissuto nello stare in mezzo ad altre persone potenzialmente violente che innesca un'inversione di tentenza: si lascia la città per tornare alla sicurezza della solitudine offerta dalla montagna, dove la vita, nonostante gli inevitabili sacrifici, torna ad essere degna di essere vissuta.Come meta viene scelta l'alpe Veglia, che dove i protagonistitanti anni prima si recavano durante le vacanze ed i fine settimana per compiere escursioni verso i monti che circondano  la conca alpestre. Qui trovano alcuni loro amici che erano partiti tempo prima per lo stesso motivo e unendo le loro forze con quelle degli alpigiani già presenti formano una comunità che piano piano diventa sempre più autosufficiente.


La vita di tutti è scandita da regole prescise che nessuno ha imposto se non il buon senso e che tutti accettano incondizionatamente: quando c'è un problema se ne parla tutti insieme e si prende una decisione unanime.
Si sà che non sempre le ciambelle escono col buco, ed anche presso la piccola comunità che abita l'alpe e che accoglie i fuggitivi dalla pianura, la tranquillità tanto cercata è minacciata da qualcuno che vuole dominare, qualcuno che dotato di un forte carisma viene a sovvertire la tranquillità presente. Non tutti ci stanno e questo porterà ad alcune gravi decisioni.
Concludo con una personale riflessione: se ci fosse una comunità come quella citatanel libro io andrei a vivere là, dove nessuno comanda, dove regna il buonsenso, dove tutti aiutano e sono aiutati.
Fuggire all'alpe di Elvira Conti, Torino: Pangea edizioni, 1997