mercoledì 20 maggio 2020

Due libri... strani ma attuali

In questi tempi di covid 19 la nostra vita ha subito quasi ogni genere di cambiamenti: le dimostrazioni di affetto al di fuori dell'ambito familiare sono diventate inesistenti, non possiamo più uscire di casa se
non per acquistare beni primaria  necessità o recarci in farmacia o per andare al lavoro. Anche se la situazione è un po' cambiata in questi ultimi giorni, la nostra libertà è comunque messa a dura prova.  Tutto questo mi ha fatto venire in mente due libri che ho letto tempo fa e che in qualche modo rispecchiano alcuni aspetti  della situazione che stiamo vivendo in questi ultimi mesi.

Il primo si intitola La parete  la cui prima edizione tedesca, dal teutonico titolo Die Wand,  risale al 1968. L'autrice, Marlene Haushofer, di origini austriache, racconta le vicissitudini di una donna che è invitata da una coppia di amici a trascorrere qualche rilassante giorno di vacanza in uno chalet di caccia situato in una imprecisata radura in un'altrettanto imprecisata zona di montagna. Tutto ciò che si sa è che appena arrivati allo chalet la coppia di amici si reca nel paese vicino per fare acquisti lasciando la loro amica in compagnia di Lince, il loro segugio bernese. Passano le ore ma la coppia non fa ritorno. Durante la notte lo chalet rimane isolato dal resto del mondo da una misteriosa parete invisibile sorta all'improvviso. Qui comincia il racconto, sotto forma di diario, della protagonista che, resasi finalmente conto di essere sola,  vede che proprio quella parete che l'ha isolata  da tutto, le ha preservato  la vita, perchè oltre la trasparente barriera sembra  che il tempo si sia fermato: tutto è immobile come se fosse scandito in un interminabile e infinito secondo.  Deve perciò industriarsi a risolvere i problemi a cui va inevitabilmente incontro, primo tra tutti come sopravvivere. Lo potrà fare solo grazie alle poche nozioni che, negli anni trascorsi nell'agiatezza,  aveva  dimenticato ed all'aiuto dei suggerimenti riportati su un vecchio calendario attaccato a un muro. Quella che l'aspetta è una  vita nuova, che la porterà ad avere una nuova conoscenza di sè, e che segnerà l'inizio di una lenta rinascita scandita dai ritmi della natura che la circonda e che l'aiuterà ad affrontare un futuro ricco di incognite, in compagnia di un cane, due gatti.  In una baita trova una mucca incinta,  diventa pastora e veterinaria, si inventa agricoltore, perchè riesce a piantare alcuni semi e alcune patate grazie alle quali riuscirà a sfamarsi in futuro; si inventa esploratore, perchè vuole capire quanto è estesa questa parete invisibile. Nel frattempo la primavera si è trasformata in estate e poi in autunno e bisogna preparasi per l'inverno che porterà un grande colpo di scena.
La protagonista termina la stesura del diario a causa di un banale problema: ha finito la carta sulla quale scrivere i propri pensieri, e con questo finale Marlen ci ha fatto un dono immenso, un dono che pochissimi autori fanno ai propri lettori.  Ognuno di noi può scegliere il finale che preferisce, quello che gli è più congegnale, quello che gli suggerisce la fantasia, quello che non delude mai, tutti andranno comunque bene.
Nel 2012 dal libro è stato tratto anche un film dal titolo Die Wand  interpretato da Martina Gedek e diretto da Julian Polsler. Nello stesso anno il film ha vinto parecchi premi tra i quali quello della giuria ecumenica al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Edito per la prima volta in italia nel 1989 il libro cartaceo nel 2018 è giunto alla  settima ristampa. E' disponibile anche nel formato ebook sia per kindle sia per kobo e tolino.



La parete di Marlene Haushofer, Roma: Edizioni E/O, 2010

Il secondo volume è ambientato tra le Alpi Veglia e Devero. Il titolo Fuggire all'alpe rispecchia all'apparenza il sogno  che molte persone appassionate di montagna e desiderose di vivere tra la natura, vorrebbero realizzare, ma che, per i più svariati motivi, non possono attuare. Tra gli appassionati di montagna, lanci la prima pietra chi nella vita non ha pensato almeno una volta di mollare tutto e andare a vivere in un piccolo paesino tra i monti, in sintonia con la natura, lontano dalla vita frenetica stressante e caotica che offre la città. In questo libro quel che cambia, quel che non è preso in considerazione nella realtà,  è il motivo per cui questa decisione viene presa dai protagonisti. La fuga è da una città caotica e violenta al limite della guerra civile dove vivere è diventato impossibile, una città dove l'anarchia la fa da padrone verso un luogo conosciuto per averci passato le vacanze in tempi più tranquilli. Se una volta si lasciava la montagna per recarsi in città verso un futuro fatto di posti di lavoro sicuri e di una vita più agiata, in queste pagine è una profonda crisi energetica, unita al pericolo vissuto nello stare in mezzo ad altre persone potenzialmente violente che innesca un'inversione di tentenza: si lascia la città per tornare alla sicurezza della solitudine offerta dalla montagna, dove la vita, nonostante gli inevitabili sacrifici, torna ad essere degna di essere vissuta.Come meta viene scelta l'alpe Veglia, che dove i protagonistitanti anni prima si recavano durante le vacanze ed i fine settimana per compiere escursioni verso i monti che circondano  la conca alpestre. Qui trovano alcuni loro amici che erano partiti tempo prima per lo stesso motivo e unendo le loro forze con quelle degli alpigiani già presenti formano una comunità che piano piano diventa sempre più autosufficiente.


La vita di tutti è scandita da regole prescise che nessuno ha imposto se non il buon senso e che tutti accettano incondizionatamente: quando c'è un problema se ne parla tutti insieme e si prende una decisione unanime.
Si sà che non sempre le ciambelle escono col buco, ed anche presso la piccola comunità che abita l'alpe e che accoglie i fuggitivi dalla pianura, la tranquillità tanto cercata è minacciata da qualcuno che vuole dominare, qualcuno che dotato di un forte carisma viene a sovvertire la tranquillità presente. Non tutti ci stanno e questo porterà ad alcune gravi decisioni.
Concludo con una personale riflessione: se ci fosse una comunità come quella citatanel libro io andrei a vivere là, dove nessuno comanda, dove regna il buonsenso, dove tutti aiutano e sono aiutati.
Fuggire all'alpe di Elvira Conti, Torino: Pangea edizioni, 1997

lunedì 13 aprile 2020

dopo coronavirus.. in autunno...magari... speriamo


Siamo in emergenza, nessuno può andare dove vuole e si esce di casa solo per giustificati motivi. Sono ormai decenni che sulle montagne non si sentiva un simile silenzio, una così profonda solitudine. Il periodo che stiamo attraversando è destinato, almeno per un certo periodo, a cambiare il nostro modo di vivere. Una cosa però rimarrà invariata: la nostra voglia di andar per monti, acuita da tutto questo più che giustificato #iorestoacasa. Chissà se e quando potremo regalarci qualche giorno a zonzo per l'Italia con lo zaino in spalla ? Chissà quando e come riusciremo a ritornar per monti? Per gli inveterati dell'andar per monti  oltralpe verso nazioni più o meno vicine, o magari verso continenti certamente più lontani, ma non solo per loro, questa è l'occasione per riscoprire alcuni cammini in Italia  che, come varietà di paesaggio e facilità di percorrenza, non hanno nulla da invidiare a quelli più famosi situati all'estero.
Ne ho selezionati 4 dislocati negli Appennini, tra Emilia Romagna e Basilicata, descritti in altrettante guide pubblicate da Terre di Mezzo nella collana Percorsi.

Partendo da nord a sud la prima guida riguarda la Via degli Dei di Simone Frognani  che invita gli escursionisti a recarsi da Bologna a Firenze attraverso i passi della Futa e dell'Osteria Bruciata lungo antichi sentieri che hanno visto nei secoli i mercanti trasportare la propria merce dal Mar Mediterraneo verso le città della Pianura Padana. La via, che inizia in Piazza Maggiore a Bologna e termina a Firenze in Piazza della Signoria, ha segnalazione dedicata, e ricalca per il 65% la Via Flaminia Militare. Richiede 6 giorni di viaggio e ricopre una distanza totale di poco più di 121 km dei quali il 20% sono su strade secondarie con fondo asfaltato mentre il resto è su strada sterrata e sentieri. La quota massima raggiunta è 1200 m. La guida, come tutte quelle di questa collana, è ben articolata: a una prima parte nella quale viene brevemente raccontato come è nato questo tracciato e alcune tappe sull'iter seguito per arrivare all'ufficializzazione del percorso, seguono alcune pagine con importanti consigli rivolti a chi si appresta a percorrerla. Anche la descrizione è accurata con le mappe dei percorsi delle singole tappe, con indicazioni sia pratiche, come lunghezza percorso, dislivello e orario, sia di  carattere logistico come dove dormire o chiedere informazioni turistiche della zona ecc. Sono inoltre  presenti interessanti specchietti di approfondimento su curiosità storiche e naturalistiche  e un utilissimo suggerimento sui principali  luoghi da visitare. Sulla guida sono anche indicate varianti per chi volesse affrontare il tragitto in bicicletta. Nelle ultime pagine è riportato il percorso inverso aggiungendo  così ulteriori informazioni sulla via. Prima di partire e per saperne di più indispensabile consultare il sito www.viadeglidei.it

La seconda camminata che vi propongo è Di qui passò Francesco : 360 km tra Verna, Gubbio, Assisi ... Rieti. di Angela Maria Seracchioli, giunta nel 2018 alla 7. edizione. La prima cosa che balza agli occhi di chi apre questa guida è la completezza: in 223 pagine abbiamo una guida escursionistica, una
per chi sceglie di spostarsi a cavallo, con gli asini e in mountain bike, e una per chi ha a disposizione solo la bici da strada.  L'impostazione delle info di base è uguale a quella del precedente libro e allora parliamo un po' dell'itinerario a piedi. Si parte a piedi dal Santuario della Verna, raggiungibile in circa 20 minuti di cammino da Chiusi, dove possiamo lasciare l 'auto perchè è facilmente raggiungibile coi mezzi pubblici che si utlizzeranno per il ritorno. 18 giorni di cammino dopo, ma si può suddividere il percorso  in periodi più brevi, dopo aver visitato San Sepolcro, Città di Castello, Gubbio, Pietralunga, Spoleto e un mucchio di altri posti legati alla vita di San Francesco i nostri scarponi ci avranno portato  a Rieti e più precisamente a Poggio Bustone, circa 16 km dopo Rieti. Per chi si sposta a cavallo, con gli asini o in MTB il n. delle tappe è sceso a 15 ma è salito il numero di km per tappa.  In alcuni tratti il percorso combacia con quello precedente, in altri invece le varianti  fanno riscoprire altri angoli caratteristici dell'Umbria.
Ancora meno tempo occorre per  fare il percorso con la bici da strada: solo 7 giorni. Anche in questo caso si allunga la percorrenza delle tappe che va dai 31 km della prima ai 78 della 5. Assisi- Romita di Cesi. Percorrere questo tracciato dal profondo valore religioso permette di riscoprire vallate con foreste millenarie, con suggestivi eremi, ricche di storia e cultura. Maggiori  info sul sito www.diquipassofrancesco.it o alla pagina fb Amici del cammino di qui passò Francesco.

Quasi in parallelo alla via appena descritta abbiamo scelto il Cammino delle Terre Mutate, di Enrico Sgarella, un  titolo singolare per indicare un territorio che nel tempo ha subito gravi cambiamenti. A farlo mutare sono stati i terremoti che a più riprese a partire dal 1997 hanno interessato questa zona divisa tra quattro regioni: Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio. Le prime righe scritte nel libro recitano: "Il Cammino delle Tere Mutate, può essere definito, senza timore di eccedere, il primo itinerario escursionistico solidale d'Italia..." Mi pare un buon motivo per andare a farci un giro. Si parte da Fabriano, città famosa per le sue cartiere per arrivare a L'Aquila dopo 14 giorni e  257 km. passando per luoghi incantevoli come la Piana di Castelluccio, Norcia, Amatrice, Arcuata del Tronto e tanti altri. Si attraversano anche  due parchi: quello dei Sibillini e quello del Gran Sasso che con i loro panorami grandiosi e ricchi non mancheranno di allietare il nostro passaggio laciandoci un indimenticabile ricordo di queste terre tanto duramente  provate dal destino, quanto pronte per una difficile rinascita. Il tracciato si svolge sulla dorsale appenninica e attraversando quattro regioni è soggetto a condizioni climatiche molto variabili. Alle campagne marchigiane con clima più mite, seguono alcune tappe prettamente montane con altitudini che sfiorano i 1600 m di quota. La lunghezza delle tappe varia dai 9 km  (Collebrincioni - Aquila ultima tappa) ai 25,6 km (Mascioni - Collebrincioni, penultima tappa) ma anche le altre vanno affrontate con un poco di allenamento e circa il 80% del percorso è su strada sterrata e mulattiere. Il Cammino è nato grazie all'impegno di tre associazioni: Movinento Tellurico, trekking, ecologia e solidarietà: www.movimentotellurico.it; Associazione proletari escursionisti (APE) Sezione di Roma: ape.alveare.it e infine Federtrek escursionismo e ambiente: www.federtrek.org. a loro ci si può rivolgere per ulteriori info.

Decisamente più a sud si trova il Cammino Materano un tracciato che in una settimana ci condurrà da Bari a Matera ricalcando quello che era l'antica via Peuceta. Matera è punto di arrivo di ben cinque antiche vie: la via  Lucana che arriva a Paestum; la Via Ellenica conduce a Brindisi; la Via
Sveva che la collega a Trani e la via Dauna che termina a Trani. Una terra particolarmente ricca di storia, dove chi ama ripercorrere gli antichi sentieri, troverà pane per i propri denti.
Il percorso totale è di 168 km percorribili in 7 giorni. La famigerata tappa lunga è l'ultima: quando saremo un po' stanchi e molto allenati e dovremo camminare per quasi 30 km per portarci dal Santuario di Santa Maria di Picciano a Matera. La notizia bella è che a questa tappa c'è una variante che quasi dimezza il percorso a 17 km, ma si cammina quasi sempre su asfalto. Una delle cose assolutamente da vedere nel percorso lungo è la Riserva naturale orientata Oasi di San Giuliano: situata sul lago omonimo è una delle più importanti zone umide della Basilicata. Nel 2006 sulle rive dal lago è stato rinvenuto uno scheletro di balenottera risalente al Pleistocene. Sono tante le cose da vedere lungo questo tracciato e ancor più quelle da assaggiare: il pane di Altamura, le olive termite di Bitetto, il cece nero di Cassano, il lampascione...  Anche in questo caso un sito internet ci può orientare nella scelta di questo percorso rispetto altri, su www.camminomaterano.it tutte le info che possono esserci d'aiuto lungo il tragitto.

Qualunque sia  il trekking scelto non dimenticate prima della partenza di chiedere la credenziale del cammino, estendibile anche ai nostri cagnolini che ci accompagnano. 
C'è anche un'app.:  percorsiditerre.it molto utile per chi vuole avere a portata di mano tutte le info del trekking.

Riassumendo:
Guida alla Via deli Dei, da Bologna a Firenze e ritorno; Simone Frignani, 2018
Di qui passò Francesco; Angela Maria Seracchioli, 2018
Il Cammino delle Terre mutate; Enrico Sgarella, 2019
Il Cammino materano lungo la via Peuceta; Angelofabio Attolico, Claudio Focarazzo e Lorenzo Lozito, 2019
Tutte le guide sono edite da Terre di mezzo con sede a Milano.

sabato 4 aprile 2020

L' avventura gli "sfrosit"

Contrabbando: una parola che evoca non solo gli enormi quantitativi di droga e altre merci importate illegalmente che periodicamente  le Forze dell'Ordine sequestrano a trafficanti senza scrupoli. Nelle terre di confine, in particolare quelle situate tra Italia e Svizzera, fino a pochi decenni fa, questa parola indicava un "lavoro" che spesse volte faceva la differenza tra l'avere due pasti in tavola e il potersi permettere l'acquisto di quanto serviva alle necessità quotidiane e la fame e  la povertà che spesso obbligavano le popolazioni di montagna all'espatrio forzato verso le città o luoghi anche lontani.
Tra la fine del 19° secolo e i primi decenni del 20° moltti colli delle Alpi  Pennine, delle Lepontine, e delle Retiche furono attraversati da gruppi di persone che trasportavano grossi carichi di merci alcuni dei quali arrivavano a pesare anche 40 kg,  che poi venivano vendute "sottobanco" al di qua o al di là del confine.Ad essere trasportati verso la Svizzera erano sopratutto  riso, gomme di biciclette, suole Vibram, salumi;  verso l'Italia sigarette, caffè, zucchero, tabacco, sale. Era un mondo, quello degli "Sfrosit" chiamati anche "Spalloni", che aveva un suo codice etico, al qual non era permesso sgarrare. Era una realtà dalle mille sfaccettarure dove contrabbandieri, popolazione e guardia confinaria erano, a seconda delle circostanze,  amici,  nemici o complici.
Dalle ricerche fatte è emerso che tra Ossola e Svizzera, partendo dalla  nostra vicina Valle Anzasca salendo verso nord fino al passo di Gries e scendendo poi fino alla Val Grande e alle montagne sopra Verbania, sono stati censiti ben 36 passaggi tra colli e canaloni che, più o meno frequentemente, furono percorsi dagli sfrosit nei loro viaggi. Potevano essere passaggi facili tipo il passo di Antigine tra la valle Anzasca e la valle di Saas o più difficili come il canalone di Gondo:  se salite verso il passo del Sempione, appena superato Gondo, la parete quasi a picco  che sovrasta le case presenta una grossa spaccatura, un ripido canalone ben visibile dal tratto di strada tra i due tornanti a monte dell'abitato. Già alla luce del giorno ha un aspetto un po' inquetante, pensate a farlo di notte, senza luna e con 30 o più kg in spalla: all'epoca era una delle vie più sicure, adesso per gli escursionisti di oggi è una via ferrata.
L'importanza di questo fenomeno è stata tale che ha  lasciato dietro sè una serie di nomi di montagne che gli rimarranno perennemente associati:   tra l'alpe Veglia e la val Divedro ci sono un pizzo Zucchero e un pizzo Caffè, sopra il Devero c'è un passo del Contrabbandiere, mentre un altro pizzo Zucchero è presente in valle Onsernone.
Ci sono altri luoghi diventati un simbolo del contrabbando, come il già menzionalto  passo di Antigine nei pressi del più famoso passo di Monte Moro, dove ogni anno si celebra una messa per tutti i contrabbandieri e i finanzieri periti sulle montagne. Un po' più facile invece  è arrivare a Macugnaga dove è stato allestito  il Museo del Contrabbandiere, ma sparpagliati ai piedi delle Alpi ce ne sono parecchi, in Val d'Intelvi, a Erbonne e molti altri.
Tutto questo ci viene raccontato da Erminio Ferrari, giornalista e scrittore di Cannobio, nel suo libro "Contrabbandieri. Uomini e bricolle tra Ossola, Ticino e Vallese" frutto di un'accurata ricerca su questo mondo, ottenuta intervistando gli ultimi protagonisti e analizzando scrupolosamente una montagna di documenti inerenti il contrabbando nel territorio dell'Ossola in  Piemonte. Grazie a lui abbiamo la possibilità di riscoprire questo mondo, fatto di fame, di avventura, di solidarietà e di aiuto, che se fino a pochi anni fa era  un po' dimenticato, ora  ha il potere di  sorprenderci anche svelando   le astuzie che ambedue le parti mettevano in atto per vincere la lotta.  Al termine del libro, uno degli ex contrabbandieri intervistati ha affermato di aver smesso coi viaggi quando si è reso conto che avrebbe dovuto andare in giro armato con il rischio di diventare un assassino, mentre un altro  ha affermato di avere cambiato vita perchè il contrabbando era finito in mano a gente che aveva solo la volontà del profitto facile e a tutti i costi, e quando nelle bricolle la droga aveva preso il posto  del riso, dello zucchero e delle altre merci.


Se quella di Ferrari è da considerarsi una preziosa documentazione, l'argomento, sotto forma di romanzo d'avventura, è stato ripreso anche in un suo  altro testo dal titolo "Passavano di là". E' un breve romanzo ambientato in valle di Bognanco. Il protagonista è l'anziano Meco  attorno al quale gravita la vita di un nugolo di persone. Filo conduttore del libro è l'aiuto che Meco dà a un marocchino che deve attraversare un colle per rifugiarsi i Svizzera.

Nel 1997 è uscito "Nel sole zingaro" di Benito Mazzi. E' una antologia di racconti che l'autore ha raccolto in giro per la valle Vigezzo. Sono i ricordi dei giorni che l'autore ha passato in compagnia della nonna che gestiva un'osteria a Meis e sono aneddoti raccolti dalle testimonianze di contrabbandieri nel corso di decenni di ricerche sul posto.

Un po' più ad est sono ambientate le vicende raccontate in "Sul confine" di Alberto Anzani dal quale è stato tratto anche un dvd. E' un libro singolare, ambientato a Cernobbio e sulle alture della sponda occidentale del lago di Como nel quale l'autore raccontata in prima persona testimonianze raccolte  durante anni di ricerche. Anche in queste pagine emerge  a volte l'aiuto reciproco che le due fazioni si davano reciprocamente: a volte erano gli spalloni che lasciavano una parte del carico, altre erano i finanzieri che chiudevano un occhio al passaggio degli sfrosit, il tutto per trovare un equilibrio tra le necessità degli uni e i doveri degli altri.

Spero di avere suscitato la vostra curiosità, perchè sono quattro libri che meritano veramente di essere letti.

Erminio Ferrari: Contrabbandieri. Uomini e bricolle tra Ossola, Ticino e Vallese; Verbania: Tararà, 2002 (2. Ed.)
Erminio Ferrari: Passavano di là; Bellinzona: Casagrande, 2002
Benito Mazzi: Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri; Novara: Interlinea, 1997
Alberto Anzani: Sul confine; Como: Sax Editore,  2005

 

lunedì 16 marzo 2020

Il pastore di stambecchi

Personalmente amo i libri  che narrano di vita vissuta tra le montagne siano esperienze alpinistiche, siano testimonianze della vita di tutti i giorni, e  se poi narra anche di un parco con i suoi animali è ancora meglio.
L'ambiente è la Valle di Rhemes in Valle d'Aosta una delle valli comprese nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. In 295 pagine è descritta la vita Luigi Oreiller, 84 anni passati tra pascoli, canaloni, rocce e ghiacciai facendo il cacciatore e poi il guardiacaccia, il contrabbandiere, il manovale e anche il guardiaparco. Sempre con una particolare attenzione alla natura che lo circonda, una grande passione che si manifesta attraverso la sua arte che vede tronchi di legno plasmati in artistiche sculture. Il libro è ricco di aneddoti e di avvenimenti che hanno segnato la storia della valle e dei suoi abitanti, vere testimonianze di un mondo che va lentamente scomparendo. Louis affidando i suoi ricordi ad Irene  Borgna ha suscitato la curiosità della trasmissione Geo&Geo che gli ha dedicato un'intervista estendendo a quest'angolo della Vallée un inusuale filmato trasmesso in tv all'inizio di marzo. La pubblicazione è patrocinata dalla Sede Centrale del Club Alpino Italiano che l'aveva inserita nella collana Passi.
Il pastore di stambecchi, Louis Oreiller e Irene Borgna, Editore Ponte delle Grazie, 2018

mercoledì 26 febbraio 2020

Alpinisti ciabattoni



 In questi ultimi decenni sono state riproposte al pubblico alcune opere letterarie di montagna edite tra fine del 1800 e i primi decenni del 1900 tipo Il terreno di gioco dell'Europa di L. Stephen oppure La mia prima estate sulla Serra di J. Muir, La salita del Cervino di E. Whymper, Fontana di giovinezza di E. Lammer giusto per citarne alcuni. Tutti questi libri hanno in comune una cosa: il testo originale, nella traduzione è stato adattato per essere letto dai lettori del giorno d'oggi. I vocaboli più obsoleti sono stati sostituiti con termini più attuali, la costruzione delle frasi è stata mutata per renderla più semplice, il tutto però sempre mantenendo nei limiti del possibile quelle sfumature che rendono unico ogni scrittore.
"Alpinisti ciabattoni" invece è  un piccolo tesoro di fine XIX secolo, che se fosse stato oggetto anche di una sola delle modifiche di cui sopra, avrebbe perso la maggior parte del suo fascino.
Questa è l'opera più famosa di Achille Giovanni Cagna, nato a Vercelli l'8 settembre 1847. Amico di Faldella e De Amicis, ammiratore di Balzac e Flaubert si dedicò alla scrittura ma solo nella seconda metà degli anni 80, riuscì ad ottenere un successo insperato con questo scritto, che nella prima edizione ebbe la recensione nientemeno che di Eugenio Montale.
Scritto con un linguaggio diventato ormai desueto,  ancor oggi riesce a rendere un'idea precisa di un concetto, di una situazione che si vuole descrivere. Così riscopriamo che "....il sole sprazzava gli ultimi dardi squagliandosi in marosi fiammeggianti..."; oppure che un soppiede si può raggricciare e, per non rendere difficoltoso il camminare, si deve stirare, o ancora "... Una signora con abbondanze matronali sfoggiava al sole l'opulenza massiccia delle sue forme; sotto il giubbetto ponzava un seno monumentale... Martina serrata fino alle orecchie nel suo robone di seta, infagottata nella sua spolverina fatta in famiglia, e le braccia nude oltre al gomito, borbottò in lepidezza bottegaja: Che insegna del martes grass! ".  Sono solo alcuni esempi ma il racconto è ricchissimo di espressioni simili, ed è impossibile immaginarlo riscritto in una versione aggiornata.
E' il racconto delle avventure tragi-comiche del Sor Gaudenzio Gibella e di sua moglie Martina,  una coppia originaria di Sannazzaro, piccola città della Lomellina, dove era proprietaria di una botteguccia ben avviata, e dopo 20 anni di continui rinvii riesce a concedersi la sospirata  settimana di ferie, la prima della loro vita. La meta scelta è il lago d'Orta, del quale hanno tanto sentito parlare. Peccato che niente vada come programmato e tra compagni di viaggio assillanti, albergatori disonesti, sottopiedi fastidiosi, mal di denti e giornate di brutto tempo, il tutto farcito da tanta ingenuità e inesperienza, già da subito i due coniugi sentono la nostalgia della loro quotidianità e della loro bottega.
Il titolo del libro deriva da un'avventura che li vede arrancare sopra Pella alla ricerca dell'alpe Giumello  del quale hanno sentito parlare e dove sperano di poter bere una scodella di latte appena munto. Naturalmente nulla va come deve andare, e quella che sperano sia una bella gita, diventa ben presto un incubo, che li vede tartassati dalla sete, vagare spaesati sotto un sole che "adunghiava ferocemente" tra boschi e pascoli e poi sulla via del ritorno, anch'esso alquanto rocambolesco, che avviene senza essere arrivati all'alpe.

Di quest'opera ci sono tantissime edizioni,  l'ultima delle quali è stata stampata dalla Elliot Edizioni di Roma nel 2013, il che attesta che, anche se sono passati più di 130 anni dalla sua comparsa, il volume è ancora perfettamente attuale, e sembra quasi dare un avvertimento  di quanto può succedere ancor oggi a chi affronta un'avventura, un viaggio o la montagna  senza un'adeguata preparazione.
E' una pubblicazione assolutamente da non perdere, che ci regalerà qualche piacevole ora di sincero divertimento.

martedì 28 gennaio 2020

342 ore sulle Grandes Jorasses

Grandes Jorasses 1971: storia di un dramma


Iniziando a scrivere questo articolo, mi sono resa conto di quanto tempo è passato da quell'ormai lontanissimo 1971: 48 anni, e nonostante tutto questo tempo, la vicenda narrata in questo libro è una delle più avvincenti e tragiche che abbia mai letto. 
1971 dunque, il mese era febbraio e il giorno l'11. René Desmaison e Serge Gousseault partono per fare la  prima direttissima invernale alla Punta Walker delle Grandes Jorasses. Nonostante il ghiaccio che ricopre la roccia, che aumenta notevolmente la difficoltà della scalata, l'ascensione procede senza intoppi. Il 14 febbraio, il tempo cambia e inizia a nevicare. Il giorno dopo i due alpinisti sono ancora a 300 m dalla punta, hanno pochi viveri, una corda che si è rotta in seguito ad una caduta di sassi, hanno solo più tre chiodi da ghiaccio e continua a nevicare. Il 16 sono avanzati di 50 metri quando la radio viene messa fuori uso a causa di una scarica di neve. Il 17 Serge dimostra i primi segni di stanchezza, che peggiorano con il passare del tempo. E' impossibile tornare indietro. L'unica via di salvezza e continuare la salita, a tutti i costi. 

Intanto a valle Simone, la moglie di René inizia a preoccuparsi, riesce ad ottenere che un elicottero della Gendarmerie Haute Montagne Française effettui un volo di ricognizione sulla parete. Dall'elicottero in volo sopra in rifugio Boccalatte, probabile punto di transito in caso di rientro dei due alpinisti, non si vedono  tracce, quindi René e Serge sono ancora in parete, presto individuati a cento metri dalla cima.  Un'incomprensione dà inizio al dramma: l'elicottero è molto vicino e René non ritiene necessario lanciare la richiesta di aiuto convenzionale in montagna, (un segnale ripetuto sei volte in un minuto, in questo caso un braccio che si alza) perché è certo che l'equipaggio riesca a capire che sono in difficoltà. Il pilota li vede fermi, ma la mancanza della richiesta di aiuto lo tranquillizza, sa che sono alpinisti in gamba e se ne va. Al rientro il pilota dirà che li ha visti bene, a cento metri dalla vetta: ma René e Serge ormai sono in parete da 10 giorni, ormai con pochi viveri.  Serge sta sempre peggio, René riesce a sopravvivere grazia alla propria tempra eccezionale. Devono passare ancora 4 giorni, eterni, duri, fatti di speranze e di delusioni, giorni fatti di morte, quella di Serge avvenuta il 22 febbraio, prima che i soccorsi, dopo vari tentativi, riescano a portare a valle i due alpinisti, 342 ore dopo essere partiti per le Grandes Jorasses.
Finisco qui. Lo sgomento mi prende per l'ennesima volta rileggendo  questo libro.  Lo sgomento  è per la morte di Serge ma sento anche il sollievo e l'ammirazione per René: sollievo per il suo salvataggio, ammirazione perché con forte determinazione, è riuscito a completare la via il 16 gennaio 1973 in cordata con il nostro Giorgio Bertone.

La prima edizione in italiano di questo libro risale al 1973 per i tipi della casa editrice Dall'Oglio, che l'ha inserito tra i primi volumi della celebre collana Exploit,  ma ne esiste una più recente  del 2014 edita a cura del Corriere della Sera. Tra le due ce n'è un'altra del 2007 della Corbaccio che nel frattempo ha acquistato i diritti sulla collana Exploit e ce l'ha inserito come ristampa.

venerdì 27 dicembre 2019

per monti e panorami

Alternativa alla neve.


Siamo in inverno e si sono riempite le piste delle stazioni sciistiche, mentre altri hanno optato di raggiungere vette e colli  con le pelli di foca o muniti di ciaspole. Non a tutti, però, piace la neve è quindi la cerchia delle probabili gite in montagna si restringe: in alto non si può andare proprio perchè è facile trovare la bianca e fredda coltre. Allora si cercano escursioni in zone a quota più bassa, magari ignorate nei mesi estivi per via delle temperature alte, magari in zone che solitamente non consideriamo propriamente alpine. Se ci aggiungiamo anche un bel panorama, allora la gita diventa un'esperienza da non perdere.
In questo caso un  libro che vi può servire è : Andar per monti e panorami del Lago Maggiore, di Tullio Bagnati e Giancarlo Martini, n. 7 della collana Guide, edito a Verbania da Tararà nel 2008, e  vi potete trovare 120 itinerari con bellissimi scorci panoramici sul Lago Maggiore. Ci sono gite facili, a bassa quota e per questo fattibili in periodo invernale, come quelle della cima del Falò, o del Sass dal Pizz situate nel Vergante, oppure il giro del forte di Orino nelle prealpi Varesine. Tra i primi ed il secondo c'è un'ampia scelta a seconda della stagione: Montorfano,  Val Grande, locarnese, Sassariente, per poi scendere sulla  sponda lombarda del lago con Sopraceneri, Gambarogno e via via fino ad arrivare ai Pizzoni di Laveno, posti poco a nord ovest di Varese. La descrizione degli itinerari è molto ben fatta e per ognuno di essi ci sono tutti i dati che servono per intraprendere in sicurezza l'escursione. In alcuni riquadri possiamo trovare degli approfondimenti che aiutano a capire qualcosa di più sulla zona attraversata durante la nostra gita. Gli itinerari sono raggruppati in 14 zone ognuna delle quali è ben spiegata all'inizio  di ciascun gruppo.  Se andare in montagna è un'emozione, percorrendo gli itinerari descritti in questo volume, di emozioni ne vivremo parecchie. 
Un piccolo mistero aleggia attorno a questo volume. Cercando si internet abbiamo trovato un'altra edizione di questo libro con la foto di copertina differente ed il sottotitolo che recita "140 itinerari sospesi tra lago e monti". E' stato presentato presso la sezione del CAI di Verbania il 17 marzo 2008 durante l'iniziativa "Caffè in vetta".  Non abbiamo trovato altre tracce di questa edizione, nemmeno nel sito di Tararà. La data di fine stampa della nostra copia, quella dei 120 itinerari per intenderci, è aprile 2008. Magari si tratta di un'edizione anomala: tra la prima e la seconda  il numero degli itinerari invece di aumentare, come solitamente avviene, è diminuito, ed è stata fatta una presentazione della prima edizione un paio di settimane prime dell'uscita della seconda, ma anche questo è molto strano. 
Lancio dunque  una caccia al tesoro: "la ricerca dell'edizione perduta". Chissà che qualcuno la trovi: il premio sono 20 itinerari in più. Intanto buone gite a tutti.